Questa galassia consiste di almeno 200 miliardi di stelle, disperse su decine di migliaia di parsec.
Noi la chiamiamo la Via Lattea.
Quando, circa mille anni fa, ci siamo avventurati nello spazio a bordo di vascelli insicuri e fragili, non potevamo immaginare cosa avremmo trovato al di fuori del grembo protettivo della nostra Terra. E neppure, poco più tardi, potevamo immaginare cosa ci aspettasse oltre la nube di Oort, oltre la culla delle comete, attraverso lo spazio interstellare fino ai soli che brillavano nelle nostre notti - tentazioni irresistibili per chi tra noi era troppo irrequieto per accontentarsi delle sabbie rosse e dei ghiacci di metano che il nostro sistema solare poteva offrirci.
Sono passati oltre mille anni da quando abbiamo iniziato il nostro viaggio. Siamo andati lontano, ormai tre quarti della Galassia abbiamo visitato, catalogato e osservato; i mondi più ospitali e confortevoli li abbiamo reclamati per la nostra specie, e poi per le creature che ci accompagnavano. Abbiamo creato una casa lontano da casa, una Terra lontano dalla Terra. Eppure, anche in quella che ci siamo abituati a chiamare "patria" ci sono ancora così tante cose da vedere, così tanti mondi ai quali non abbiamo nemmeno dato un nome. Sono passati oltre mille anni e ancora non possiamo immaginare cosa ci aspetti oltre le nostre case confortevoli.
E come mille anni fa tra noi c'è un pugno di uomini per i quali le stelle restano una tentazione irresistibile. Le corazze si sono fatte spesse e sono state coperte dall'invisibile guanto di uno scudo; il rombo del motore chimico è diventato il placido ronzio di un reattore nucleare; abbiamo piegato tutte le forze di natura, abbiamo ricreato la gravità anche dentro i nostri vascelli. Tutto ciò che ci circondava è cambiato.
Ma noi siamo rimasti uguali.
Andiamo dove il nostro spirito e la nostra intraprendenza ci dicono di andare. Se abbiamo bisogno di qualcosa, ci sono compagnie pronte a pagare migliaia di crediti per fare proprio quello che più amiamo. Abbiamo reciso il sottile filo che ci teneva legati ad un terreno, ad un cielo azzurro, ad un solo sole. Abbiamo trovato una casa confortevole, il nostro posto dentro le pance di metallo dei vascelli che attraversano il vuoto con lo stesso spirito di quei pochi privilegiati di mille anni fa.
Siamo gli esploratori. I mercenari. I mercanti. I pirati.
Noi siamo l'Elite.
Una breve introduzione...
O anche: tutto quello che non troverete scritto nel manuale
Elite Plus è un gioco di ruolo ambientato nel lontano anno 3189. L'umanità ha domato l'iperspazio e ha piegato lo stesso spazio - tempo al suo volere, raggiungendo le stelle. Gran parte della galassia ricade sotto il controllo del Trattato di Cooperazione Galattica dei Mondi (GalCop), un'alleanza tra diverse razze senzienti che ha portato ordine e prosperità alle popolazioni che vivono in questi territori; tuttavia, sia l'interno della "Galassia conosciuta" sia gli sconosciuti territori dell'Anello Esterno - una regione che occupa un volume pari a circa un quarto della galassia, posta agli estremi margini della stessa) ospitano ancora centinaia di migliaia, se non miliardi, di stelle completamente disabitate, o magari elette a rifugio da questo o quel gruppo di pirati. Esistono perfino eccentrici misantropi che eleggono una stella a loro eremo personale. In questa realtà, i sistemi abitati rappresentano graditi rifugi per un convoglio o sicure basi operative per le pattuglie. In mezzo, tutta una serie di vascelli più o meno grandi che trasportano merci o persone (viaggiare nello spazio ormai è un po' come viaggiare in aereo) che vedono nei pianeti uno scalo comodo per rifornirsi e riposarsi prima della prossima tratta.
La prima domanda che sorge a questo punto è: chi c'è là fuori? Sebbene non si possa dire che la vita sia, nella galassia, un evento raro, si resterebbe delusi andando a scorrere un database biologico: gran parte di tale "vita" è costituita, nel migliore dei casi, da ammassi gelatinosi analoghi alle meduse terrestri, da alghe dai colori variegati (non tutte le stelle sono di classe G2 come il nostro Sole!) e qualche crostaceo. Pochi mondi ospitano ecosistemi veramente variegati, e di questi una fetta ancora più esigua è abitata da forme di vita intelligenti. Se poi si vuole sapere quante razze viaggiano nello spazio, le dita delle mani (mani umane) sono sufficienti: 10. Di queste, 7 sono riunite nella GalCop e, con una popolazione di circa 2 triliardi, sono disperse su alcune decine di migliaia di insediamenti in maniera piuttosto irregolare: accanto a mondi molto popolati esistono colonie minerarie o stazioni di ricerca i cui abitanti, nei momenti di massimo affollamento, non superano le mille unità. La nascita della GalCop ha fortemente favorito un certo "rimescolamento" tra le varie razze che coesistono pacificamente nei suoi territori, ed è ormai comune passeggiare per le strade incontrando creature bizzarre, insolite, in una parola sola "aliene". I dati principali dello spazio conosciuto sono presentati in questa tabella:
POPOLAZIONE: 2.097.788.000.000 (inclusi pianeti non aderenti alla GalCop)
Umani: 39%
Aviani: 20%
Fielas: 17%
Rosidon: 9%
Vexlun: 7%
Sauron: 6%
Gaiani: 2%
COLONIE RICONOSCIUTE: circa 40.000 VALUTA UFFiCIALE: Credito GalCop LINGUA: Galattico Standard, noto anche come Angloamericano N.A.F.S.A. PROFILO POLITICO: estremamente vario. Con l'eccezione di umani e vexlun, tutte le razze hanno una forma riconosciuta di governo centrale, con ordinamenti che variano dalla monarchia costituzionale al feudalesimo. La guerra civile nei settori vexlun ha portato caos, anarchia e, nei sistemi più stabili, dittature militari o governi provvisori imposti con la forza di flotte stellari in orbita bassa. La Federazione Terrestre riunisce invece diversi pianeti, ai quali è lasciato il diritto di autogoverno: si va dal comunismo alla democrazia, passando per governi - corporazione e monarchie.
Alla base di tutto questo c'è l'iperguida: un dispositivo antico quasi quanto l'era spaziale. L'iperguida è il generatore di gravitofotoni necessario a curvare lo spazio, fino a generare piccoli wormhole che consentono ad un'astronave di trasferirsi da un punto all'altro dell'universo in un tempo dell'ordine del Tempo di Planck (10-44 secondi). Mettete assieme tre fisici iperspaziali, e questi vi daranno tre spiegazioni diverse di come il processo avvenga, di cosa sia realmente l'iperspazio e di cosa succeda alla materia che si ritrova, per un intervallo di tempo breve ma comunque finito, in due punti dell'universo contemporaneamente. Da mille anni i fisici cercano di risolvere questo mistero, ma le complicate equazioni che governano il balzo devono ancora trovare una descrizione appropriata. Per ora, restano uno strumento molto pratico che i computer di bordo risolvono (con tempi che variano da alcune ore ad alcuni giorni, a seconda della precisione che si vuole ottenere sul punto di arrivo) per restituire una buona approssimazione del punto in cui l'astronave si troverà alla fine del volo nell'iperspazio.
Ci sono tre cose che un pilota dovrebbe sempre ricordare quando si accinge a lasciare un sistema stellare per un altro:
L'iperguida curva lo spazio. Questo significa che curvature pre - esistenti (per esempio dovute ad un pianeta o una stella) si sovrappongono all'effetto del dispositivo, modificando il risultato: effettuare un balzo in prossimità di un corpo celeste significa essenzialmente volare alla cieca, e finire in un punto qualsiasi all'interno del raggio operativo dell'iperguida. Per fortuna, lo spazio è essenzialmente vuoto e quindi è abbastanza difficile uscire dall'iperspazio direttamente al centro di una stella o nel nucleo di un pianeta.
Anche la più raffinata soluzione attualmente disponibile per le equazioni dell'iperspazio è essenzialmente numerica, e pertanto affetta da un errore. Tale errore cresce esponenzialmente con la distanza percorsa: per questo motivo, la prassi standard è quella di viaggiare percorrendo una stessa distanza con tanti balzi (tipicamente coprendo uno o due parsec per balzo), così da ottenere un errore finale molto più piccolo di quanto si avrebbe con un balzo simile. Questo significa però moltiplicare i tempi di calcolo, che sono tipicamente molto lunghi. Tutto dipende da cosa si preferisce: è meglio coprire 10 parsec in una settimana con un errore di un paio di raggi terrestri, oppure in un istante ma con un errore di un anno luce?
Alcuni posti sono migliori di altri per entrare nell'iperspazio: questi punti strategici, caratterizzati per esempio da un ideale distanza da tutti i corpi celesti locali o da particolari condizioni dello spazio - tempo, sono tipicamente segnalati con boe di navigazione, e a volte anche controllati da una stazione spaziale. Ciò non significa che un pilota debba sempre e comunque affidarsi alle rotte segnate sulle mappe: in fondo, è proprio per vedere cosa c'era "là fuori" che è stata inventata l'iperguida!
Una lista incompleta: cosa è cambiato
Di seguito, una breve lista dei principali aspetti per cui l'universo di Elite Plus differisce dal nostro.
Comunicazioni: le distanze che separano una stella dall'altra hanno reso impraticabili gli antichi sistemi di comunicazione basati sulle radiazioni elettromagnetiche (che comunque restano spesso in uso all'interno di un sistema planetario, semplicemente perchè costituiscono un sistema pratico ed economico).
Le comunicazioni interstellari viaggiano a due velocità: il modo più diffuso è quello di affidare tutte le comunicazioni alla prima nave di passaggio diretta verso la stella in questione. Se c'è una maggiore urgenza, si può sempre trovare qualcuno disposto, dietro compenso, ad impersonare il ruolo di fattorino (molti spaziali fanno introiti notevoli con questo tipo di attività): in effetti, esistono vere e proprie compagnie che forniscono servizi di nave postale tra un sistema e l'altro. Si tratta della scelta preferita da mondi appena colonizzati, o comunque da quelli non ancora sufficientemente importanti a livello galattico per rendere effettivamente utile un servizio più avanzato come quello discusso nel seguito.
L'alternativa, di invenzione piuttosto recente e diffusa solo sui pianeti più ricchi ed avanzati, è quella di aprire un punto di balzo, anche di dimensioni microscopiche, e tenerlo aperto per trasmettere dati: un'idea semplice e geniale, che permette comunicazioni quasi in tempo reale tra sistemi lontani anche centinaia di anni luce, ma con l'unico difetto di essere infinitamente più costosa e complessa dei corrieri. Uno o più "hypergate" vengono piazzati all'interno del sistema, solitamente in posizioni caratterizzate da un minimo nelle perturbazioni gravitazionali, forniscono il collegamento con una sorta di ragnatela che collega parecchie centinaia di mondi (comunque solo una frazione dei pianeti effettivamente abitati).
L'altra faccia della comunicazione è la lingua: nonostante tutta la buona volontà, mille anni di espansione non hanno portato grandi progressi nell'unificazione dei linguaggi, nè tra gli umani, nè tanto meno con le altre razze nella galassia. Il risultato è una babele di dialetti vagamente imparentati tra loro o con una lingua originale della Terra - o di un qualsiasi altro pianeta natale di una razza senziente. Per ovviare a questo inconveniente, la GalCop ha fissato un Galattico Standard, una lingua comune che faccia da ponte tra qualsiasi individuo in qualsiasi punto. Il Galattico Standard è l'Angloamericano, così come è parlato nella N.A.F.S.A. (North American Free Space Alliance, il principale stato membro della Federazione Terrestre): le corde vocali di quasi tutte le razze sono in grado di esprimere i suoni propri di questa lingua, ed è questo uno dei motivi alla base della scelta.
Sebbene esista un linguaggio comune a tutta la galassia, nessuno su nessun pianeta è disposto ad usarlo nella vita di tutti i giorni (a meno che non ci si trovi nella N.A.F.S.A.): difficile trovare cartelli stradali o menu dei ristoranti che non siano nella lingua - e spesso nell'alfabeto - locali, a meno di non essere in un luogo turistico. Questo ulteriore problema può essere affrontato acquistando per pochi crediti (o scaricando una delle tante alternative Open Source) un software di traduzione automatica. Un PDA con uno di questi programmi è in grado di interpretare praticamente qualsiasi forma di comunicazione conosciuta, traducendo sia scritto che parlato.
Medicina: gli aspetti più rilevanti dello sviluppo della medicina sono essenzialmente due. Il primo è l'utilizzo diffuso dell'ingegneria genetica: già alla fine del Ventunesimo secolo terrestre molte razze avevano sviluppato organismi simbiontici, una sorta di sistema immunitario potenziato che veniva iniettato fin dalla nascita nel sangue. Una serie di batteri sono programmati per riconoscere agenti patogeni potenzialmente ostili ed eliminarli. Un processo analogo si applica anche ad altre malattie, come il cancro o le placche proteiche di alcune malattie degenerative come l'Alzheimer, garantendo una vera e propria immunità da un gran numero di malattie. Tuttavia, esiste sempre un gran numero di patogeni, specie su pianeti appena colonizzati o ancora inesplorati, per i quali non esiste una forma di difesa. Opportuni retrovirus ingegnerizzati permettono, una volta sviluppata la terapie, di "aggiornare" la protezione semplicemente modificando il DNA i batteri simbionti: su molti mondi sia l'immunizzazione iniziale che i "richiami" sono spesati a carico del governo, garantendo così un livello sanitario impensabile per i tempi precedenti l'invenzione del volo interstellare (sebbene già nel corso del Ventunesimo secolo terrestre si sia iniziato lo sviluppo di terapie geniche e di potenziamenti del sistema immunitario). Vi sono stati anche alcuni tentativi di eliminare direttamente, dal pool genetico razziale, alcune predisposizioni: questo campo è molto più controverso del precedente, in quanto coinvolge aspetti etici che non tutte le razze sono state in grado di affrontare e risolvere; così, per esempio, è ancora possibile incontrare casi di anemia ereditaria nella Federazione Terrestre, anche se sono state sviluppate terapie in grado di contrastare efficacemente quasi tutte queste malattie.
L'altro grande sviluppo della medicina è stata la crescita in vitro di organi, anch'esso uno sviluppo che, per quassi tutte le razze, risale ad un'epoca compresa tra il Ventunesimo e il Ventiduesimo secolo terrestri: non c'è nessun bisogno di sviluppare terapie anti - rigetto o di attendere mesi prima di poter ottenere qualcosa di solo vagamente compatibile. Ormai, i bioreattori moderni possono ricreare qualunque tessuto nell'arco di pochi giorni (una settimana al massimo, per le strutture più complesse come l'intestino, il fegato o gli arti), partendo da una singola cellula del paziente - non necessariamente estratta dall'organo da replicare. I chirurghi moderni che praticano questo geneere (e altri) di operazioni sono tipicamente dei robot altamente specializzati, supervisionati e guidati da chirurghi in carne ed ossa, anche se ormai la tecnologia sta rendendo la figura di supporto sempre meno necessaria.
Robotica: sistemi automatici più o meno indipendenti vengono ormai utilizzati in tutti i campi, dall'esercito alla - come già accennato - medicina. I robot sono ormai una vista comune anche nei mondi più arretrati, dove vengono impiegati per tutti quei lavori troppo pericolosi o troppo noiosi per un organismo biologico. Anche a bordo delle astronavi, per esempio, i compiti di manutenzione vengono assolti da un esercito di piccoli robot che scorrazzano per corridoi e condotti, individuando i danni e riparandoli; un piccolo nucleo di individui, il reparto manutenzione di bordo, si occupa di coordinare e organizzare le operazioni, anche se i continui progressi nella robotica stanno rendendo quasi sistemi sempre più intelligenti e meno bisognosi di un controllo.
Non è stato però ancora raggiunto l'obiettivo di creare una vera e propria intelligenza artificiale, pur essendo disponibili sistemi che emulano il comportamento intelligente (una differenza piccola e poco significativa per l'uomo comune, ma essenziale per i roboticisti): questo ambito resta ancora un campo pieno di speculazioni, anche perchè, dopo oltre mille anni, nessuno è ancora riuscito a dare una spiegazione razionale a fenomeni come la coscienza di sè, il pensiero autonomo e tutte quelle altre facoltà che sono proprie dell'essere senziente. Si vocifera che alcune razze dell'Anello Esterno abbiano sviluppato una simile tecnologia, ma si tratta probabilmente di leggende, visto anche il notevole grado di arretratezza che caratterizza questa regione della galassia.